Anne Perry: il giallo come tensione morale

Joseph Reavley e la sua famiglia

le immagini riportate in queste pagina sono di Yves-Marie Hue, scattate nel museo di Bruxelles

(N.d.R. questo saggio, completamente rivisto, ampliato e arricchito di analisi sugli ultimi romanzi di Anne Perry, anche inediti, fa ora parte del saggio di Dina Lentini: "Il romanzo poliziesco contemporaneo tra tensione morale e impegno sociale")

Il cappellano Joseph e tutta la famiglia Reavley devono affrontare la doppia tragedia dell'omicidio dei genitori e della guerra. E' in questa serie che Anne Perry dà il meglio di sé, sia per la ricostruzione storica della vita quotidiana sui fronti bellici europei, sia per la capacità di esaltare al massimo il problema della scelta morale. Joseph, Judith, Matthew sono personaggi indimenticabili calati in una realtà di sofferenza, angoscia e continua autocritica.

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E' anche la serie nella quale l'identità inglese viene idealizzata in una consapevolezza dell'essere, anche a costo della propria vita, impegnati nella difesa della civiltà, della bellezza, dell'arte, della giustizia. Il tradimento è il mostro che si annida, con ramificazioni incontrollate, contro tutto ciò che di sano e buono la patria rappresenta in termini di modello per l'umanità.

La scoperta del male nella sua natura multiforme e inafferrabile rappresenta, per Joseph e i suoi fratelli la fine di un mondo protetto e sereno: d'ora in poi la perdita dell'innocenza potrà essere compensata dal vantaggio dell'esperienza e della accresciuta capacità di valutazione, ma niente sarà più come prima. Il dubbio, la fede che vacilla, la paura per il collasso fisico e morale dei compagni, il logorio infinito della guerra di trincea, la consapevolezza della possibilità della propria morte e di quella dei suoi cari: tutti questi sentimenti attanagliano il cappellano, ma al tempo stesso lo rafforzano, permettendogli di restare attaccato ai suoi punti di riferimento fondamentali.

In questo senso anche un tema che potrebbe sembrare marginale come quello del paesaggio finisce per seguire coerentemente l'evoluzione di un percorso morale e di formazione. La nostalgia per la casa e per il paesaggio inglese non è solo un'emozione, uno struggimento spontaneo e naturale nella durezza delle condizioni belliche: diventa riflessione su uno stile di vita, su un modello di virtù che potrebbero essere travolti e che si ha il dovere di preservare trovando l'energia per un supplemento di impegno.

“Per un istante, Joseph andò a casa col pensiero: l'erba alta nei prati, i boschi pieni di campanule, i germogli di biancospino in fiore. Nel Northumberland, dove in passato era andato a passeggiare (…) le colline ora probabilmente erano accese dall'oro vivo delle ginestre spinose, con il loro profumo di miele e vino”(1)

Di contro, la distruzione del paesaggio europeo operata dalla guerra appare in tutta la sua follia:

scultura esposta nel museo di Bruxelles, tre ranocchie umanizzate danzano tenendosi per mano

“L'intero panorama era un'oscena parodia della vita, simile a ciò che uno dei primi pittori fiamminghi o olandesi, come Hieronymus Bossch, avrebbe immaginato come visione della dannazione”.(2)

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