Anne Perry: il giallo come tensione morale

tra scelte politiche e valori umani e sociali

le immagini riportate in queste pagina sono di Yves-Marie Hue, scattate nel museo di Bruxelles

(N.d.R. questo saggio, completamente rivisto, ampliato e arricchito di analisi sugli ultimi romanzi di Anne Perry, anche inediti, fa ora parte del saggio di Dina Lentini: "Il romanzo poliziesco contemporaneo tra tensione morale e impegno sociale") 

Attraverso Vespasia parla il liberalismo dell'alta borghesia progressista e dell'aristocrazia illuminata, che sceglie la via della modernizzazione ma può arrivare fino a un certo punto.

Anche la critica alla vacuità e alle ipocrisie del bel mondo è una critica facile per Vespasia: è la critica interna allo stesso ambiente, quella che viene, proprio per preservare tale ambiente, dalla sua parte migliore. Così come la vera eleganza non richiede ostentazione, così la vera nobiltà è quella che sa coniugare le virtù spirituali del coraggio, della lealtà, dell'onore che sono inscritte nel codice comportamentale ereditato per nascita e rafforzato per educazione. La meschinità e l'ipocrisia sono volgari, il vizio è una caduta resa possibile dalla fallibilità della natura umana.

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Le origini modeste non sono un ostacolo per chi, come Pitt, ha saputo riconoscere ed elaborare l'armonia e la bellezza di un modello sociale che, con tutte le sue contraddizioni, rimane il migliore dei mondi possibili.

Perry esprime chiaramente il suo conservatorismo e la fiducia in un sistema di tipo paternalistico nel quale il povero non sempre ha un'occasione di riscatto, ma può godere dell'aiuto e della benevolenza di uomini e donne illuminati pronti a battersi per una serie di riforme.

In alcuni casi, come nella serie di Monk, il riformismo si concretizza in un'azione diretta e pratica di volontariato spinto all'estremo, come quello di Hester. La sensibilità e l'impegno morale le conferiscono forza spirituale e ne fanno una donna libera. Abituata agli ambienti più degradati e violenti, sa cogliere sprazzi di umanità anche tra i più irriducibili e, tra i più umili, troverà il figlio desiderato, il piccolo Scuff, da lei salvato e poi adottato.

scultura esposta a Bruxelles, una figura incappucciata di catene è legata attraverso esse a due ancore, sullo sfondo due porte.

In genere, però, la pietà non porta necessariamente a sconfinamenti tra i due mondi, quello signorile e quello dei miserabili, che restano mondi separati.

La Perry ha più volte dichiarato(1) di comprendere meglio le sfumature spirituali della hupper class alla quale appartiene e di ritenere più elementari i comportamenti e i vissuti dei ceti più svantaggiati e privi di istruzione. In alcuni casi questo atteggiamento la porta ad enfatizzare le scelte morali e politiche di quella che ritiene un'aristocrazia dell'animo e a omologare eccessivamente i ritratti dei lavoratori, semplici impiegati, inservienti, uomini e donne che vivono o sopravvivono nella strada.

A tale proposito colpisce ne “Il parco delle teste tagliate”(2)l'uso di uno stesso registro linguistico per tutte le tipologie di lavoratori descritti nel romanzo: agenti, vetturini, domestici, accattoni, a tutti viene assegnato lo stesso linguaggio, che non è altro che un linguaggio semplificato e infarcito di errori grammaticali molto ingenui, soprattutto nell'uso dei verbi coniugati con un eccesso improbabile di congiuntivi e condizionali. Ora, la Perry è estremamente precisa nella ricostruzione storica e riesce a ricreare gli ambienti e le situazioni d'epoca con un gusto per l'atmosfera e i particolari più minuti: si va dalla descrizione dell'arredamento, dei capi di vestiario, delle piante coltivate nei giardini, alle abitudini della vita quotidiana, alla scelta e preparazione del cibo, compresa la citazione di ricette domestiche del tempo per la cura della casa e della biancheria. E certo non sfugge alla scrittrice l'esistenza dei vari lessici specifici. Non è, perciò, improbabile che una ingenuità come quella sopra indicata derivi proprio dalle considerazioni personali della Perry circa la classe lavoratrice, una classe che si colloca appunto su un piano non tanto diverso, quanto più basso, semplificato e rozzo.

D'altra parte, in alcuni romanzi la pietà e lo sdegno per gli abusi sui miserabili raggiunge livelli toccanti, specialmente quando si tratta di sfruttamento di manodopera infantile o reati ancora più gravi perpetrati da uomini potenti e viziosi . In “Bedford Square” l'ispettore Pitt , che ha appena scoperto una tratta di bambini, si rivolge alla moglie del colpevole esprimendo tutto il suo sdegno:

“Mi spiace che siate costretta a venire a sapere tutto questo, signora Tannifer. Ma gli introiti di tale commercio sono quelli che hanno consentito di dare i tocchi più raffinati alla vostra bellissima casa , di comperarvi l'abito di seta che state indossando”; mentre il marito della donna tenta una debole, quanto squallida difesa : “Mia cara, per la maggior parte erano orfani che provenivano dall'East End. – disse lui, come se tentasse di farla ragionare- Abituati a dure condizioni di vita. Non erano i figli di persone come noi. E in ogni caso, ovunque fossero vissuti, sarebbero stati costretti a lavorare. In questo modo, almeno, non muoiono di fame” (3)

Dalla questione sociale Anne Perry non può non passare alla questione politica e agli interrogativi sulla bontà del sistema nel suo complesso: i dubbi, come si è visto attraverso le scelte e le riflessioni di Pitt e Vespasia, sono destinati ad essere sciolti nella considerazione dei vantaggi che, nel tutto, sono superiori alle disfunzioni di alcune singole parti.

Purtuttavia la tenuta del modello inglese e della civiltà occidentale viene criticata e messa a dura prova: la crisi servirà a rinsaldare quei valori che, se imposti in modo autoritario e accolti supinamente, avrebbero finito prima o poi per sgretolarsi.

A questo proposito l'autrice utilizza i temi del complotto e del tradimento, sviluppandoli con modalità diverse sia nelle serie degli ispettori Pitt e Monk, sia, soprattutto, nel ciclo dedicato alla prima guerra mondiale e alla figura di Joseph Reavley. (4)

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