Il caso Anne Perry: l'omicidio nella storia personale e nella finzione letteraria

adolescenze inquiete e cambiamenti di identità

le immagini riportate in queste pagine sono state scattate a opere di Yoyoi Kusama, all'esposizione temporanea nel museo Rejina Sofia di Madrid

(N.d.R. questo saggio, completamente rivisto, ampliato e arricchito di analisi sugli ultimi romanzi di Anne Perry, fa ora parte del saggio di Dina Lentini: "Il romanzo poliziesco contemporaneo tra tensione morale e impegno sociale")

Alla luce degli atti processuali (8) che portarono alla condanna di Anne-Juliet Hulme e dell'amica Pauline Parker, il contesto emotivo e intellettuale, insieme alla storia familiare e scolastica e alle condizioni di salutre fisica e psicologica delle due ragazze, risulta in dubbiamente molto particolare e certamente, in questo senso, l'influenza sulla mentalità della Perry adulta e sulle sue opere deve essere stata molto forte.

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In “Creature del cielo”, film vincitore del Leone d'oro a Venezia, il regista neozelandese Jackson (9) ricostruisce con una fotografia e una sceneggiatura d'eccezione i fatti e l'atmosfera che portarono Yvonne Pauline Parker, sedici anni, e Juliet Marion Hulme, quindici anni, a uccidere, sulle colline di Victoria Park (Christchurch), in un pomeriggio assolato di martedì ventidue giugno 1954, la madre di Pauline, la signora Honora Parker. Le modalità brutali del delitto (10), il ruolo della vittima, una donna semplice e dedita alla modesta vita familiare, ma soprattutto la personalità delle due adolescenti ree confesse dell'omicidio e le loro motivazionu crearono un comprensibile clamore all'epoca e sono ancora oggi in grado di emozionarci.

Il processo, dopo l'arresto immediato delle ragazze nella stessa giornata del delitto, fu rapido ed esitò una condanna breve in considerazione dell'età delle due colpevoli. Fu al tempo stesso un processo denso di interventi e ricco di dibattito per la scoperta del tipo di rapporto fra le due adolescenti, anomalo e morboso, se non addirittura folle. La difesa puntò subito all'infermità mentale, ipotizzando una sorta di “folie a deux”.

foto di un'opera di Yoyoi Kusama, esposta al museo Rejina Sofia di Madrid: una valigia ricoperta da pasta italiana (rondelle)

“Entrambe sono sensibili, indipendenti, fantasiose, egoiste, e hanno dimostratoincapacità di accettare critiche. La loro associazione, ritengo, si è rivelata tragica per loro. Ci sono prove che la loro divenne un'amicizia omosessuale. Non vi è alcuna prova che ci sia stato un rapporto fisico, anche se di questo ci sono molti elementi di evidenza nel diario. Ci sono prove che facevano bagni insieme e che parlavano frequentemente di questioni sessuali. Questo non è un rapporto sano in se stesso, ma cosa ancora più importante, impedisce lo sviluppo di una relazione sessuale adulta. Non voglio dire con ciò una vera e propria relazione fisica, ma un attaccamento a persone di sesso opposto. L'omosessualità è spesso legata alla paranoia. Quando ho visto la prima volta le due ragazze io sapevo che stavano cercando di dimostrare di essere pazze. In breve tempo mi diedero quello che loro pensavano fosse una prova della loro follia. Questa prova consisteva di compulsioni, essere telepatiche e di avere una comunicazione speciale l'una con l'altra”. (11)

La pianificazione dell'omicidio già diversi mesi prima, il probabile legame omosessuale, l'intelligenza e la cultura superiori in ragazze di quell'età, la mancanza di rimorso, la vanità e l'arroganza, l'insensibilità nell'esecuzione di un piano volto a eliminare ogni ostacolo alla propria vita insieme e ai propri progetti, tutto ciò finì per contrastare, nello scontro fvra i periti psichiatrici, la tesi della difesa e per condannare Pauline e Jiuliet. Le due adolescenti apparivano non pentite, quasi fiere del loro gesto, considerato come il frutto di una logica ferrea nella scelta dei principi e dei mezzi atti a ralizzarli. L'età, l'insensibilità, ma in particolare la pretesa di un diritto a ricostruire la propria vita, ricordano, nell'area italiana, le vicende recenti di Erica e Amanda, entrambe in camminate nella costruzione di un cammino di riappropriazione della propria esistenza, secondo un diritto alla riabilitazione e alla vita che è certamente protetto e garantito dalla legge, ma che, per l'atrocità dei crimini e la mancanza di rispetto per le vittime, non desta molta simpatia. (12)

(8) Atti del processo, Supreme Court in Christchurch Nuova Zelanda, 1954.

(9) E' lo stesso, ormai celebre, regista della trilogia de Il Signore degli Anelli, di King Kong...Allora era agli esordi; alla vicenda parker-Hulme venne dedicato un altro film, francese, del 1971 “E non liberarci dal male”.

(10) La signora fu massacrata con circa 45 ferite alla testa inferte con un mattone infilato in una calza, nel corso di una passeggiata, dopo che le ragazze avevano simulato per qualche giorno una volontà di riappacificazione.

(11) Atti del processo, Supreme Court in Christchurch Nuova Zelanda, 1954.

(12)  Amanda Knox, in occasione della pubblicazione di un libro da lei scritto in carcere, ha fatto dichiarazioni in tal senso sostenendo di progettare la maternità e una vita normale.

(13) Juliet è figlia di Henry Hulme, matematico, medico, rettore dell'università di Canterbury in Christchurch, Nuova Zelanda; fu consulente scientifico del governo inglese durante la seconda guerra mondiale; ufficiali furono il nonno, il fratello medico, il patrigno Pitt.

Comunque, Pauline e Juliet scontarono il carcete e la separazione che le ragazze erano così determinate ad evitare e che costituiva il movente del delitto, avvenne, dopo l'inutile morte di Honora Parker, per sentenza di tribunale. Non avrebbero dovuto più rivedersi. E così, pare, sia accaduto.

Le due amiche avevano avuto percorsi simili e fecero poi, nella nuova vita, al di là dei diversi contenuti delle loro scelte, percorsi simili.

Entrambe scontavano un problema di solitudine dovuta a questioni di salute gravi che, esigendo cure e ricoveri ospedalieri, le avevano allontanate dai coetanei e dai luoghi di socializzazione consueti. Da qui, la tendenza a rilanciare con l'esaltazione dell'unicità e indissolubilità della coppia, con l'orgoglio per la propria diversità e capacità di riscatto intellettuale e artistico. Da qui, il disprezzo nei confronti dei ruoli e delle istituzioni tradizionali, specialmente delle rispettive famiglie. Proveniente da quella upper class costituita da alti e altissimi funzionari (13) alla quale sentirà sempre di appartenere, Juliet dovette considerare l'amica Pauline, di estrazione sociale molto modesta, un'eccezione atta a giustificare il sodalizio intellettuale e l'intimità difesi fino all'estremo.

Le foto d'epoca presentano Una Juliet alta e snella, raggiante nella sua bellezza dorata, seguita da una più goffa e ordinaria Pauline.

Certamente le due adolescenti, divenute donne, si orientarono nello stesso modo. Obbedienti, apparentemente, all'obbligo sentenziato dal tribunale di non rivedersi più, fecero perdere le loro tracce, cambiarono nome e vita, tornarono nell'agognata Inghilterra, si dedicarono ad attività che sembrano appagare quel loro forte bisogno di costruzione e affermazione individuale.

Pauline ha seguito la carriera scolastica diventando Preside e, in pensione, si dedica all'allevamento di cavalli in un'attività di recupero per bambini problematici.

Juliet è diventata Anne Perry, realizzando il grande progetto giovanile di entrambe e raggiungendo la fama internazionale.

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